IL SUCCESSO DI RADIO ECCLESIA

Ufficialmente la voce radiofonica della Chiesa angolana è nata quasi mezzo secolo fa (1954), effettivamente funziona dal 19 marzo 1997. Si chiama “Radio Ecclesia” e inizialmente trasmetteva sulle tre bande tradizionali, onde corte, medie e FM; oggi trasmette solo in FM e quindi copre solo l’area della capitale. Tenendo però conto che Luanda ospita circa quattro milioni di abitanti, si può dire che la radio raggiunga un terzo dell’intera popolazione. Con un alto indice di ascolto fin dall’inizio, fu nazionalizzata al tempo dell’indipendenza (1975) e fu sostituita da una radio-scuola governativa. Con l’avvento della democrazia e delle elezioni del 1991-92, si ripensò a “Radio Ecclesia”, ristrutturando in forma più agile e più vicina alle mutate situazioni ecclesiali e sociali. La Conferenza Episcopale la fece propria (fondatore era stato un missionario Verbita) e, con uno sforzo economico non indifferente, preparò gli studi nella propria sede. Il ripiegamento sulla frequenza in FM fu imposto dallo stato, che riservò a se l’uso di onde medie e onde corte. Oggi ci sarebbe libertà di scelta, la limitazione è imposta dalla situazione economica: il paese è in guerra da 39 anni e il costo della vita è alle stelle, per cui la Conferenza non è in grado di affrontare spese che le diocesi non potrebbero sostenere. Nessuno esclude, tuttavia, che domani si possa (e si debba, dicono alcuni Vescovi) passare anche alle altre bande e coprire così non solo l’area nazionale, ma arrivare anche a Sao Tomè e Principe, le isole di lingua portoghese di fronte al Gabon, sul filo dell’equatore. Indipendente come ogni emittente cattolica, “Radio Ecclesia” è attenta a tutte le sensibilità, specialmente a quelle fasce più deboli e disagiate. Per questo tra i suoi programmi non mancano spazi destinati alla loro formazione umano-culturale, didattico-sanitaria e socio-promozionale. Le trasmissioni iniziano alle 5,55 e terminano a mezzanotte. Si aprono con un notiziario nazionale e internazionale aggiornato ogni mezz’ora grazie ai nove corrispondenti dislocati nel paese e alle agenzie collegate via internet. “I nostri corrispondenti fanno miracoli – dice Padre Luìs Manuel Novais Leitão, un Cappuccino portoghese addetto alla parte tecnica – perché qui le vie di comunicazione sono molto precarie”. Segue poi ogni giorno un programma formativo che affronta temi riguardanti la salute, i diritti umani, la scuola, l’educazione, il mondo giovanile, con gli ascoltatori che intervengono telefonicamente. All’attesissimo notiziario di mezzogiorno segue un programma formativo-informativo fino a qualche tempo fa trasmesso in collegamento con Radio Renascença di Lisbona, ma che orasi impagina in loco, intervallato da musica antica angolana e straniera e notizie sportive. Dalle 17 alle 18 entra in scena la radio mobile che percorre le vie della capitale raccogliendo e segnalando le istanze della gente, notizie sul traffico, vita dei quartieri, movimento di dislocados (sfollati) che aumentano in progressione esponenziale, emergenze di vario genere. Il Rosario delle 18 anticipa gli ultimi programmi in diretta (con un’ulteriore serie di rubriche per ragazzi e per la donna), per lasciare poi spazio a due trasmissioni importanti, Ecclesia ecumenica, notiziario religioso locale e internazionale e Conversazioni alla radio, programma con invitati su temi di interesse generale. Alle 23 l’ultimo notiziario e un’ora di musica. L’intera mattinata della domenica è occupata da programmi religiosi che prevedono la liturgia dell’alba, la S. Messa da una parrocchia a rotazione, esagesi, interventi del Cardinale, di Vescovi o di qualche esperto della storia della Chiesa. Nel pomeriggio si dà ampio spazio allo sport internazionale, previa un’ulteriore programmazione religiosa, per chiudere con un riassunto delle notizie della settimana. Inutile dire che l’indice d’ascolto è elevatissimo, anche perché le altre radio private (4-5) sono essenzialmente commerciali e interessano una fascia ristretta della popolazione. Quelle in mano allo Stato sono più impegnate, ma mancano di attualità e di vivacità, note indispensabili per un’emittente che voglia far presa sul pubblico. Non ci culliamo sul successo – dice ancora Padre Luìs – e facciamo il possibile per camminare con i tempi, sia tecnicamente che in materia di contenuti, ma siamo frenati dalle limitazioni finanziarie. L’Angola deve fare i conti con una fase di transizione istituzionale non ancora completata e che si ripercuote negativamente sulla scuola (si parla del 42% di analfabetismo), sulla sanità, sulla mortalità infantile (17,7%), sulla sicurezza collettiva per cui, non sapendo dove attingere aiuti, siamo costretti a fare passi corti e ben determinati. Tuttavia la voce della Chiesa c’è e Luanda l’ascolta con rispetto e profitto.

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